MenuPagine

Benvenuti alla Scala dei Santi

EOLP - EuropeanOpenLearning Publisher
Scuola on line: Introduzione allo studio della Bibbia

Gli insegnamenti di Don Giovanni Boggio (Biblista)

Gli insegnamenti di Don Giovanni Boggio (Biblista)

sabato 14 gennaio 2017

PREGHIERA DEI MORTI O DEI VIVI?

IL  DE PROFUNDIS

        Nella tradizione popolare cattolica c’è una preghiera associata al ricordo dei morti in modo così stretto da sembrare composta proprio in vista di funerali o in occasione di lutti. Forse è superata in popolarità solo dal Requiem aeternam, conosciuto ormai come L’eterno riposo che ha avuto la meglio grazie alla sua brevità e semplicità. La preghiera concorrente è il De profundis che continua ad essere indicato con il titolo latino. Non tutti sanno che il testo del Requiem aeternam è tratto da un libro apocrifo del III secolo dal titolo Apocalisse di Esdra mentre il De profundis non è altro che il Salmo 130 della Bibbia ebraica. Informazioni di questo genere possono sembrare di nessun interesse per chi affida a Dio i propri cari con la speranza di assicurare ad essi la felicità eterna. Eppure, anche queste notizie ci aiutano a capire meglio il senso delle preghiere che recitiamo, spesso in modo meccanico senza renderci conto di quanto chiediamo al Signore.

sabato 31 dicembre 2016

LA BIBBIA: USI ED ABUSI


LA BIBBIA E NOI

Come si sa, la Bibbia è una straordinaria raccolta di scritti che riportano le riflessioni sui diversi casi della vita fatte nei secoli passati da uomini appartenenti al popolo di Israele. Le esperienze commentate ricoprono le situazioni più frequenti, così che ogni lettore può trovare qualche caso che presenta forti analogie con quanto sta vivendo. Evidentemente saranno differenti le modalità di realizzazione tra l’episodio biblico e quanto vissuto dal lettore moderno, ma le motivazioni che hanno spinto i protagonisti biblici sono sempre le stesse che muovono l’uomo di ogni tempo.

martedì 20 dicembre 2016

“NON FIDATEVI DI PAROLE BUGIARDE” (Geremia 7,4)


… ANCHE SE LE TROVATE IN UN’ANTIFONA DEL BREVIARIO!
       Le parole del titolo sono tratte dal libro di Geremia e si riferiscono all’affermazione che definiva il tempio di Gerusalemme l’unico legittimo per tutto il regno di Giuda. Il profeta non contesta la verità dell’affermazione ma denuncia le conseguenze di comodo che ne venivano tratte da coloro che ne approfittavano a proprio vantaggio. In altre circostanze Geremia accusa coloro che per interesse smerciano come “parola di Dio” quelli che sono soltanto i loro sogni (cfr. 23,14-32).
 Il giudizio severo del profeta di Anatot si potrebbe applicare anche a coloro che citano le parole della Bibbia staccate dal loro contesto originale per adattarle a situazioni diverse e anche a quelli che introducono nel testo biblico elementi estranei o interpretazioni arbitrarie di particolari descrittivi. Questa abitudine è diventata frequente ed ha contaminato in qualche caso anche ambiti che dovrebbero essere esemplari nel modo di presentare l’insegnamento biblico, come la liturgia.

mercoledì 14 dicembre 2016

LA BIBBIA NELLE MANI DI TUTTI


MA NON BASTA TENERLA IN MANO

«Nell'apprendere e professare la fede, abbraccia e ritieni soltanto quella che ora ti viene proposta dalla Chiesa ed è garantita da tutte le Scritture. Ma non tutti sono in grado di leggere le Scritture. Alcuni ne sono impediti da incapacità, altri da occupazioni varie. Ecco perché, ad impedire che l'anima riceva danno da questa ignoranza, tutto il dogma della nostra fede viene sintetizzato in poche frasi». Potrebbe sembrare un primo commento a caldo dell’intervista rilasciata da papa Francesco alla Civiltà Cattolica prima dello storico viaggio in Svezia in occasione dei 500 anni dall’inizio della riforma protestante. In realtà si tratta di un commento tratto dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo, vissuto verso la metà del 300. Non erano passati molti anni da quando l’imperatore Costantino aveva riconosciuto alla Chiesa il diritto ad esistere. Possiamo immaginare facilmente un clima di euforia tra i cristiani che si vedevano finalmente liberi di manifestare la loro fede e di accedere senza paura ai testi sacri sui quali era fondata.

domenica 30 ottobre 2016

CHE COSA SI VEDE “STANDO IN PIEDI”?


IL FARISEO PREGAVA BA ‘AMIDAH

Per tanti anni ho visto anch’io quello che vedevano tutti leggendo e commentando la
parabola di Gesù riportata dal vangelo di Luca 18,9-14. I due protagonisti del racconto sono un fariseo e un pubblicano descritti in un momento di preghiera. I commentatori hanno sempre evidenziato gli atteggiamenti dei due e il contenuto delle loro preghiere da un punto di vista moralistico con l’intento di trarne un insegnamento per la vita dei cristiani. In questa prospettiva lo “stare in piedi” del fariseo era interpretato come espressione del superbo che non vuole piegarsi di fronte a Dio. A lui si opponeva il pubblicano, descritto con gli occhi bassi e ripiegato su se stesso in segno di sottomissione a Dio. A volte si andava oltre a

domenica 23 ottobre 2016

ECUMENISMO AD OGNI COSTO

QUANDO LA LOGICA VA IN FERIE

23/08/2016 18:41a tua privacy, le immagini remote di questo messaggio sono state bloccizza immagin
 E                                                       Egregio Direttore, sono rimasto allibito leggendo nell'editoriale di Davide Rondoni pubblicato venerdì 19 agosto la seguente affermazione: "Infatti, per chiunque creda - cristiano o islamico o ebreo - Dio è uno, grande, onnipotente, misericordioso. Le differenze, semmai sono a riguardo dell'io". Sarà perché dopo 40 anni di insegnamento dell'Antico Testamento sono abituato a motivare ogni affermazione, soprattutto se impegnativa, spiegando il significato preciso dei termini usati, ma la frase buttata lì come la cosa più ovvia, mi ha letteralmente sconcertato.