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Scuola on line: Introduzione allo studio della Bibbia

Gli insegnamenti di Don Giovanni Boggio (Biblista)

Gli insegnamenti di Don Giovanni Boggio (Biblista)

mercoledì 14 dicembre 2016

LA BIBBIA NELLE MANI DI TUTTI


MA NON BASTA TENERLA IN MANO

«Nell'apprendere e professare la fede, abbraccia e ritieni soltanto quella che ora ti viene proposta dalla Chiesa ed è garantita da tutte le Scritture. Ma non tutti sono in grado di leggere le Scritture. Alcuni ne sono impediti da incapacità, altri da occupazioni varie. Ecco perché, ad impedire che l'anima riceva danno da questa ignoranza, tutto il dogma della nostra fede viene sintetizzato in poche frasi». Potrebbe sembrare un primo commento a caldo dell’intervista rilasciata da papa Francesco alla Civiltà Cattolica prima dello storico viaggio in Svezia in occasione dei 500 anni dall’inizio della riforma protestante. In realtà si tratta di un commento tratto dalle «Catechesi» di san Cirillo di Gerusalemme, vescovo, vissuto verso la metà del 300. Non erano passati molti anni da quando l’imperatore Costantino aveva riconosciuto alla Chiesa il diritto ad esistere. Possiamo immaginare facilmente un clima di euforia tra i cristiani che si vedevano finalmente liberi di manifestare la loro fede e di accedere senza paura ai testi sacri sui quali era fondata.

domenica 30 ottobre 2016

CHE COSA SI VEDE “STANDO IN PIEDI”?


IL FARISEO PREGAVA BA ‘AMIDAH

Per tanti anni ho visto anch’io quello che vedevano tutti leggendo e commentando la
parabola di Gesù riportata dal vangelo di Luca 18,9-14. I due protagonisti del racconto sono un fariseo e un pubblicano descritti in un momento di preghiera. I commentatori hanno sempre evidenziato gli atteggiamenti dei due e il contenuto delle loro preghiere da un punto di vista moralistico con l’intento di trarne un insegnamento per la vita dei cristiani. In questa prospettiva lo “stare in piedi” del fariseo era interpretato come espressione del superbo che non vuole piegarsi di fronte a Dio. A lui si opponeva il pubblicano, descritto con gli occhi bassi e ripiegato su se stesso in segno di sottomissione a Dio. A volte si andava oltre a

domenica 23 ottobre 2016

ECUMENISMO AD OGNI COSTO

QUANDO LA LOGICA VA IN FERIE

23/08/2016 18:41a tua privacy, le immagini remote di questo messaggio sono state bloccizza immagin
 E                                                       Egregio Direttore, sono rimasto allibito leggendo nell'editoriale di Davide Rondoni pubblicato venerdì 19 agosto la seguente affermazione: "Infatti, per chiunque creda - cristiano o islamico o ebreo - Dio è uno, grande, onnipotente, misericordioso. Le differenze, semmai sono a riguardo dell'io". Sarà perché dopo 40 anni di insegnamento dell'Antico Testamento sono abituato a motivare ogni affermazione, soprattutto se impegnativa, spiegando il significato preciso dei termini usati, ma la frase buttata lì come la cosa più ovvia, mi ha letteralmente sconcertato.
      

sabato 8 ottobre 2016

IL PRIMO “MISSA EST”

LO HA DETTO GESÙ

Ci teneva molto a fare quella cena con gli amici che si era scelto. Gesù aveva indicato personalmente il luogo e aveva dato l’incarico a due apostoli fidati, Pietro e Giovanni, di preparare la tavola in una stanza già addobbata per la festa di Pasqua. Doveva essere per ogni ebreo una cena speciale dove nulla era lasciato al caso. Ogni gesto, ogni parola, ogni boccone, ogni sorso di vino era carico di significati e doveva essere fatto in un momento preciso indicato da un ordinamento che aveva finito per indicare la stessa cena, Era il “sèder” nome che è rimasto fino ad oggi nella tradizione ebraica.

venerdì 23 settembre 2016

NON TOCCATECI LA MESSA...

…MA NON CHIAMIAMOLA MESSA!


     “Ite, missa est”. Era il saluto con cui il sacerdote congedava i fedeli che avevano partecipato alla Cena del Signore Gesù rispondendo al suo invito: “Fate questo in mia
memoria”. Non era soltanto un incontro conviviale di un gruppo di amici, ma era soprattutto rivivere l’esperienza degli apostoli in quell’ultima cena con Gesù prima della sua morte. Il Maestro aveva parlato a lungo, aveva confidato i suoi sentimenti più intimi e soprattutto aveva promesso di rimanere sempre con loro come il pane e il vino che non potevano mai mancare, anche nel cibo dei più poveri, per garantire la vita.

sabato 3 settembre 2016

LETTERA APERTA

AL PRIORE DI BOSE & FOLLOWERS


Mi sono imposto di mantenere un silenzio rispettoso di fronte alla tragedia che ha travolto tante persone, convinto che a volte le parole possono essere inopportune. Ne ho avuto la dimostrazione vedendo i fiumi di commenti che si sono riversati dai giornali e dagli schermi televisivi. Le notizie e le immagini parlavano da sole ma si sono mescolate e a volte sono state sopraffatte da tanta retorica, poesia, polemiche, accuse, insinuazioni maligne, promesse.
Passati i primi giorni dal terremoto devastante, la vita sta riprendendo i suoi ritmi soliti. Mi è ritornato in mente un tema che avevo accantonato ma che mi sembra doveroso riproporre perché continua ad essere attuale. Lo spunto mi è stato offerto dalla conclusione della settimana liturgica nazionale svoltasi a Gubbio a metà di agosto, in particolare dall’intervento del priore di Bose, Enzo Bianchi.