Benvenuti alla Scala dei Santi
EOLP - EuropeanOpenLearning Publisher
Scuola on line: Introduzione allo studio della Bibbia
Gli insegnamenti di Don Giovanni Boggio (Biblista)
mercoledì 3 agosto 2016
PARLIAMO DI VACCHE
VACCHE MAGRE E
VACCHE GRASSE
lunedì 25 luglio 2016
DUE STRANE COPPIE
Pane-Combattere
Pace-Pagare
Dico subito che l’accoppiamento mi è
risultato strano leggendo i quattro termini in ebraico. Ho voluto verificare
con un gruppo di amici se condividevano la mia sorpresa. Naturalmente non ho
anticipato il problema che mi ero posto. Anzi, ho cercato di confondere le idee
introducendo un intruso, una coppia di termini assolutamente “normale” ma
aperta ad altri accoppiamenti: formaggio-mangiare.
Il verbo poteva essere unito a pane,
come formaggio poteva andare d’accordo con pagare. Per gli altri termini mi
aspettavo che pace venisse unita a combattere
per l’influsso del titolo del noto romanzo “Guerra e pace”. Mi sembrava
che fossero questi gli abbinamenti suggeriti dalla logica.
giovedì 7 luglio 2016
GESÙ HA CAMBIATO IDEA?
DUE TESTI DI LUCA A
CONFRONTO
Gesù ha cambiato idea?
Forse lo ha pensato qualcuno dei fedeli
presenti alla messa che ho celebrato questa domenica 3 luglio, sentendo la lettura
del brano di vangelo proposto dalla liturgia (Luca 10,1-12.17-20). Anche
perché leggendo il vangelo ho dato particolare rilievo ai versetti 10-11 nei
quali Gesù prevede il caso di una città che rifiuta di accogliere gli
annunciatori del vangelo e ordina a questi come devono comportarsi, sia nel
caso che vengano accolti come nel caso di un rifiuto. In questa seconda
ipotesi, i discepoli devono scuotere ostentatamente la polvere dai sandali. Questo
gesto equivale ad una condanna esplicita del comportamento tenuto dagli
abitanti della città. Ma l’esecuzione della condanna è affidata alla giustizia
divina, non ai discepoli, ed è rimandata a “quel giorno”, cioè al giudizio
finale.
venerdì 1 luglio 2016
"NON PRIVARTI DI UN GIORNO FELICE!" (2)
“BUON APPETITO… MA RICORDATI CHE…”
(continuazione)
“Grazie dell’augurio, però…”.
È stata la reazione immediata di alcuni lettori
che mi hanno subito fatto notare che il “vero” messaggio che ci dà la Bibbia
non è quello che potrebbe apparire leggendo solo i versetti bellissimi del
Siracide ma, insieme all’esortazione ad essere moderati non solo nei cibi, ci
sono molti altri richiami insistenti alla rinuncia, alla penitenza, alla
sofferenza redentrice modellata sull’esempio di Gesù sofferente e morto in
croce.
giovedì 16 giugno 2016
"NON PRIVARTI DI UN GIORNO FELICE!"
LA BIBBIA
AUGURA: BUON APPETITO!

Dio vuole vederci felici
11Figlio, per quanto ti è
possibile, tràttati bene […]
14Non privarti di un giorno
felice,
non ti sfugga nulla di un legittimo desiderio.
16Regala e accetta regali, e
divèrtiti,
(Siracide
14,11a.14.16a)
21Non darti in balìa della tristezza
e non tormentarti con i tuoi
pensieri.
22La gioia del cuore è la vita dell’uomo,
l’allegria dell’uomo è lunga
vita.
23Distraiti e consola il tuo cuore,
tieni lontana la profonda
tristezza, […]
(Sir 30,21-23a).
Dopo questa premessa programmatica, splendente
come il sole (cf Sir 43,2), è stato facile inserire le esortazioni a godere i
piaceri di una tavola riccamente imbandita e condivisa con amici. La loro
presenza esige un comportamento educato e il rispetto di norme che garantiscono
la gioia di trovarsi in una compagnia rallegrata anche da musiche e canti.
Affiora con insistenza il tema dell’autocontrollo visto in prospettiva
personalistica, cioè come esaltazione della libertà individuale, motivo di
ammirazione da parte di tutti. Manca ogni riferimento ad argomenti penitenziali
o a rinunce ascetiche.
Non spalancare verso di essa
la tua bocca
e non dire: «Che abbondanza
qua sopra!».
14Non tendere la mano dove un altro volge lo sguardo
e non precipitarti sul
piatto insieme con lui.
15A partire da te intendi i desideri del tuo prossimo
e su ogni cosa rifletti.
16Mangia da uomo frugale ciò che ti è posto dinanzi,
non masticare con voracità
per non renderti odioso.
17Sii il primo a smettere per educazione,
non essere ingordo per non
incorrere nel disprezzo.
18Se siedi tra molti invitati,
non essere il primo a
tendere la mano.
19Per un uomo educato il poco è sufficiente;
quando si corica non respira
con affanno.
20Il sonno è salubre se lo stomaco è regolato,
al mattino ci si alza e si è
padroni di sé.
Il tormento dell’insonnia e
della nausea
e la colica accompagnano
l’uomo ingordo.
21Se sei stato forzato a eccedere nei cibi,
àlzati, va’ a vomitare e ti
sentirai sollevato.
22Ascoltami, figlio, e non disprezzarmi,
alla fine troverai vere le
mie parole.
In tutte le tue opere sii
diligente
e nessuna malattia ti
coglierà.
23Molti lodano chi è sontuoso nei banchetti,
e la testimonianza della sua
munificenza è degna di fede.
24La città mormora di chi è tirchio nel banchetto,
e la testimonianza della sua
avarizia è esatta.
(Sir 31,12.14-24).
È sorprendente il richiamo alla sobrietà
motivata da considerazioni molto realistiche: gli eccessi danneggiano la salute
e comunicano un’immagine negativa della persona, sia quando esagera nella
prodigalità e sia quando cede ai suggerimenti dettati dalla tirchieria. Il
rispetto e la stima verso il piacere si spingono fino a giustificare un
cedimento alla cultura “epicurea” quando sia imposta da circostanze
particolari. Anche in questo caso, l’intervento liberatorio è dettato dal
desiderio di raddoppiare la durata del piacere evitando al contempo gli effetti
dolorosi causati dall’ingordigia (v. 27).
Non poteva mancare un “inno al vino” che
affonda le radici in una tradizione millenaria costante nella sua ambivalenza
di effetti. L’ebbrezza sembra proiettare l’uomo nel mondo stesso della divinità
concedendogli di condividere per qualche istante la beatitudine assoluta, Ma
può precipitare l’incauto consumatore nel baratro profondo dell’aberrazione
totale.
27Il vino è come la vita per gli uomini,
purché tu lo beva con
misura.
Che vita è quella dove manca
il vino?
Fin dall’inizio è stato
creato per la gioia degli uomini.
28Allegria del cuore e gioia dell’anima
è il vino bevuto a tempo e a
misura.
31Durante un banchetto non rimproverare il vicino,
non deriderlo nella sua
allegria.
Non dirgli parole di biasimo
e non affliggerlo
chiedendogli quanto ti deve.
(Sir 31,27-28.31).
L’euforia alimentata dal vino non deve
diventare l’occasione per rivendicare i propri diritti turbando la serenità dei
commensali. Il tocco finale che garantisce la riuscita di un banchetto è la
musica. Per il Siracide non è un elemento di contorno ma è considerata parte
integrante che non deve essere disturbata da chiacchiere inutili anche se fatte
passare come discussioni impegnative di gente importante. Sono fuori luogo, e
basta!
e non fare il sapiente fuori
tempo.
5Sigillo di rubino su ornamento d’oro
è un concerto musicale in un
banchetto.
6Sigillo di smeraldo in una guarnizione d’oro
è la melodia dei canti unita
alla dolcezza del vino.
(Sir 32,4-6)
Messaggio conclusivo agli insaziabili. Tutti i testi raccolti nello “spiedino” sono animati da un atteggiamento di equilibrio che ha il fondamento nel dominio (non nella repressione!) degli istinti naturali tendenti a raggiungere la felicità. Il realismo con cui il Siracide guarda la vita con atteggiamento disincantato lo porta a riconoscere la diversità delle risposte date dagli uomini alle provocazioni, sostanzialmente identiche, a cui tutti siamo sottoposti. Ecco allora l’esortazione finale rivolta a chi, pur avendo partecipato ad una grande festa, non è ancora sazio e vuole fare “le ore piccole” (vale ancora questa espressione con i cambiamenti di orari imposti dalle varie “movide”?). “Se vuoi ancora divertirti – suggerisce il Siracide – continua pure la festa, ma a casa tua”. Libertà totale, a patto che tu sappia essere responsabile delle tue azioni e non le voglia imporre a tutti gli altri. Diventeresti arrogante, con il rischio di non essere più invitato da nessuno (mi permetto di aggiungere).
11All’ora stabilita àlzati e non restare per ultimo,
corri a casa e non
indugiare.
12Là divèrtiti e fa’ quello che ti piace,
ma non peccare con parole
arroganti.
13Per tutto ciò benedici chi ti ha creato,
chi ti colma dei suoi
benefici.
(Sir 32,11-13)
Lasciamo la conclusione a Gesù.
Potrei aggiungere altri bocconcini sullo stesso
tema, prelevati qua e là da diversi passi della Bibbia, ma ho scelto di
fermarmi al Siracide, in coerenza con quanto abbiamo visto nel corso dell’anno
appena concluso.
Mi si passi solo il riferimento ad una
definizione che Gesù dà di se stesso, riprendendo quanto la gente diceva di
lui: “È un mangione e un beone!” (Matteo 11,19). Gesù non la respinge
perché effettivamente nella sua vita prendeva parte ad incontri conviviali a
cui partecipavano personaggi diciamo, discutibili. E lo faceva perché la
riteneva una cosa normale, vissuta come opportunità offertagli da Dio di
condividere il suo grande dono con i fratelli.
In un prossimo post cercherò di
confezionare un altro spiedino nel quale si presentano altri punti di vista che
possono sembrare in contrasto con questo.
Ma si tratta di contrasto o di
complementarietà?
mercoledì 25 maggio 2016
Dio parla nella Bibbia. Come ?
L’affermazione costante della nostra fede, comune con la fede degli Ebrei, è che nella Bibbia Dio ha parlato agli uomini. Attraverso quelle pagine Dio ha comunicato al popolo di Israele qualcosa di se stesso, per guidare tutta l’umanità alla conoscenza di ciò che Egli fa per gli uomini. La Bibbia è nata per conservare questa esperienza religiosa di un popolo, destinata ad essere proposta a tutti.
Iscriviti a:
Post (Atom)



